Home / News / I giorni dei laici

I giorni dei laici

La processione del Comitato “Beata Giovanna Scopelli”, tenuta in riparazione del cosiddetto “gay pride” del 3 giugno a Reggio Emilia, è stata un grande successo, per partecipazione, raccoglimento, preghiera, ordine. Tutto il plauso possibile va agli organizzatori, tutti giovani e anche giovanissimi, che hanno avuto il coraggio di tenere testa per settimane ad attacchi pubblici, anche a livello nazionale, da parte delle forze mediatiche filo-omosessualiste e al contempo a pressioni fortissime da parte dei nemici interni, ovvero del mondo ecclesiale e pseudo cattolico odierno, preoccupato anzitutto e soprattutto non delle offese e delle bestemmie che gli omosessualisti scagliano contro Dio e la sua Chiesa, della guerra che operano contro l’ordine naturale morale e civile, ma di non offendere – e nemmeno turbare, nemmeno dare l’idea di essere minimamente a loro volta turbati – gli omosessualisti.
E questo è il punto focale. Non l’omosessualismo, sul quale abbiamo tutti le idee chiare, ma i sostenitori interni dell’omosessualismo, pertanto i nemici di questa processione di riparazione e di tutto il mondo cattolico legato alla Tradizione perenne del Magistero, tanto teologico che morale, ecclesiale e all’ordine naturale della corretta sessualità e della sacramentalità del matrimonio cristiano, sono ormai il vero nemico.
Dobbiamo ormai dircelo con chiarezza ineludibile: a parte lodevoli eccezioni – sia per quanto riguarda coloro che sono noti, sia per quanto riguarda tanti che magari soffrono nel silenzio interiore e che, per varie ragioni, più o meno condivisibili, tacciono – il clero odierno si è venduto al mondo. Ma questa affermazione è molto ma molto ottimistica; perché, invece, in altri e per niente sporadici casi, è esso stesso il mondo.
Che si tratti di relativizzare gli insegnamenti della dottrina morale di sempre (a partire da quelli evangelici); che si tratti di non nominare più Gesù o la Vergine Maria, di non parlare dell’inferno o di mandare a dire che il diavolo è un simbolo; che si tratti di parlare di un “dio” e di una “madre” comuni all’intera umanità; che si tratti di non condannare più il peccato, che si tratti di praticarlo e avallarlo; che si tratti di gettare nel water della massa idiota tutta la dottrina della Chiesa, la liturgia e di vanificare l’Eucarestia per andare incontro ad eretici, infedeli e miscredenti; che si tratti di far passare come nuovi riferimenti teologici e dottrinali eresiarchi da sempre condannati da tutta la Chiesa docente (e pure discente); che si tratti di farci invadere da milioni di immigrati allo scopo dell’ottenimento della religione universale unica e della razza unica meticcia; che si tratti di non condannare mai (o solo raramente, giusto per far cadere nella trappola i bugiardoni e gli ipocriti che vogliono caderci) il gender, l’eutanasia, la bestialità, le uccisioni di Stato dei bambini non nati e anche appena nati, e al contrario maledire le presunte offese arrecate alla terra (“gaia”, la nuova madre di tutti) e all’“ambiente”, con tanto di rituale proiezione di animali sulla facciata della basilica più importante del mondo; che si tratti di gettare in un altro water tutti i martiri di tutti i secoli che hanno dato la vita per testimoniare la fede e la Verità e al contrario esaltare i mostri di questo mondo, a partire dagli abortisti; che si tratti di parlare sempre e solo di economia (arrivando a condannare il commercio, ma, guarda caso, non la finanza!) e mai di valori, di bellezza, di arte, di quanto di meraviglioso ha prodotto la civiltà cristiana del passato; che si tratti di costruire chiese che sono sgorbi schifosi e vomitevoli pagando miliardi ad architetti infami, mentre, guarda caso, quei soldi potevano essere dati proprio ai poveri veri; che si tratti di preoccuparsi sempre e solo degli islamici e di strafregarsene degli italiani e dei cattolici “bianchi” (unico peccato imperdonabile); che si tratti di tutto questo e molto altro ancora;
ebbene, una cosa è ogni giorno più chiara: oggi, il Depositum Fidei, è difeso non che sarebbe addetto a farlo, ma da quei laici che si battono – contro tutto e contro tutti, a partire dal clero traditore per finire con i poteri di questo mondo, rimettendoci in salute, soldi, carriera, ecc. – per la difesa della Fede, della Liturgia e della Verità in ogni suo aspetto.
Paradossalmente, su una cosa il Concilio Vaticano II, ovvero la porta d’ingresso della Chiesa spalancata al mondo e ai suoi padroni, ha avuto ragione: questa è l’epoca dei laici. Ma non dei laici che piacevano ai figli del Concilio, ovvero l’esercito immenso dei “cattolici” venduti al mondo. È l’epoca di quel piccolo resto di Israele che manterrà la fede e salverà la Chiesa. E, questo piccolo resto, è in gran parte composto di laici cattolici tradizionali.
Certamente, senza clero, senza vescovi, non vi può essere Chiesa: e prima o poi occorrerà, per la salvezza della Chiesa stessa, il ritorno di un Papa degno del ruolo di vicario di Dio e custode del Depositum Fidei. Per questo bisogna, seppur con non poca difficoltà, restare vicino a quei pochissimi sacerdoti e ancor più pochi vescovi e cardinali che, pur con non pochi limiti, rimangono però fedeli, almeno in linea di massima, almeno su qualche punto della dottrina, alla Fede e alla Verità di sempre. L’unione di questi pochissimi ecclesiastici con il piccolo resto di Israele, fatto di laici, certamente peccatori, ma anche fieramente legati alla Tradizione e alla Chiesa di sempre, costituirà lo scoglio di salvezza nel maremoto attuale, il faro nella tempesta di una notte che sembra non finire mai, per tutti coloro che prima o poi si risveglieranno dal sonno profondo del suicidio spirituale e morale in cui sono caduti.
Questi sono i giorni dei laici. Che piaccia o meno, ma così è, come evidente. I laici non possono produrre e impartire sacramenti. Per questo sono i giorni delle processioni, delle marce (vanno bene anche le marce, se ben fatte), dei giornali, dei libri, delle case editrici, delle associazioni, delle preghiere, dei rosari, dei pellegrinaggi, delle testimonianze, anche teologiche e dogmatiche, quotidianamente date per difendere la purezza della fede (anzitutto dalle eresie del clero), oltre che politiche, culturali e sociali, dei laici cattolici tradizionali.
I quali hanno come primi micidiali nemici i cattolici che hanno scelto di non vedere, di non sentire, di non parlare (se non contro i primi), di far finta di non capire. Hanno come primi nemici i nuovi idolatri, in fondo caduti in una nuova forma di paganesimo, che nulla ha a che vedere con la Chiesa di sempre. E quindi tutta l’immensa legione dei pseudocattolici venduti al mondo.
Noi ci siamo. Siamo sparsi in gran parte dell’Italia, il che è uno svantaggio ma anche un vantaggio. Utilizziamo internet come mezzo quotidiano di apostolato (finché ci si consentirà di farlo), siamo pronti ai sacrifici: solo chiediamo l’aiuto di tutti, di tutti coloro che hanno capito e non fingono, di tutti coloro che vedono, sentono, parlano e vogliono combattere la santa battaglia di questi giorni, la guerra più importante di tutta la storia umana.
Aiutiamoci unendo tutte le forze. Ma non a parole. Non con un post o commento su Facebook per poi sentirsi a posto con la coscienza e scappare subito a casa, dimentichi di tutto quanto poco prima urlato e minacciato; bensì concretamente e costantemente. Ognuno sia pronto a dare ciò che ha: preghiere, tempo, soldi per portare avanti le tante iniziative, aiuto materiale, ospitalità a chi viaggia per apostolato, ecc. Ognuno avvicini le persone di cui si fida, di cui ha stima, e insieme reagiamo con i mezzi che abbiamo. E, come la Madonna in preghiera durante il sabato santo, attendiamo il giorno del Sole di Giustizia, che infallibilmente sta per arrivare.
Facendo però ognuno la propria parte. Oggi, 3 giugno 2017, una parte di questo piccolo resto ha fatto la propria. Grazie a tutti.

Top